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Prefazione Si possono individuare nell'attività artistica di Bruno Di Pietro dei periodi ben definiti, il primo dal 1965 al 1970, il secondo che va fino al 1985, il terzo è legato alla leggenda troiana. Nei primi due periodi vi è la poliedricità dei soggetti, con un modus pingendi molto personale e originale nella tecnica e nei colori. Le sue opere sono realizzate per lo più ad olio su tela, con una tecnica tra lo spatolato e il graffito, e il tutto porla l'opera in una dimensione superiore, più interessante. Egli spazia, cerca, sperimenta, inoltrandosi anche in dimensioni difficili da definire criticamente. Realizza così tra gli anni '70 e '80 delle tavole surreali, delle immagini molto stilizzate, delle composizioni con ritagli di materiali poveri. Di Pietro sperimenta continuamente se stesso ogni qualvolta viene a contatto con collezionisti stranieri e visita mostre internazionali. Possiamo considerare questi primi due periodi di sperimentazione artistiche come il momento della gestazione del terzo, quello della leggenda troiana, dell'Iliade. Come Omero ha cantato, con i suoi versi immortali, "l'ira di Achille Pelide, rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei", così Di Pietro immagina e materializza su tele con una pittura surrele ma con toni antichi, gli eroi greci, proiettati negli scudi e nelle criniere dei cavalli tra lance e armi bronzee tra briglie e fragori d'armi. A queste scene epiche l'artista ha dedicato dieci anni di ricerca e lavoro. Dal 1986 sta realizzando una serie di sculture in bronzo e marmo sempre a tema su l'Iliade. |